Elettrici



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La recente evoluzione delle batterie, sempre più leggere e capaci, rende possibile il volo elettrico. Niente miscele, motori a scoppio e rumore. Una categoria di aeromodelli sempre più diffusa e apprezzata.
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Giorgio Baschieri

Windfreak, un "tuttala" incredibile
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progettato e costruito per avere solo due grandi ali
testo originale e realizzazione di Giorgio Baschieri
pubblicato su Modellismo, Ottobre 2006 (segue scansione)
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Windfreak, un tuttala incredibile Windfreak, un tuttala incredibile Windfreak, un tuttala incredibile Windfreak, un tuttala incredibile

Una ventina di modelli fa (correva l'anno 1983) vidi casualmente la copertina della rivista RC Modeler del Novembre 1978. Fulminato! Le foto raffiguravano il Windfreak Roger Sanders, un tuttala progettato per dimostrare che questa categoria può essere anche superiore come prestazioni ai modelli tradizionali.

Quello che mi aveva emotivamente destabilizzato era che nel mio dna aliantistico, amante del pendio, non esiste una sola molecola depositaria dell'informazione riguardante i tuttala. Eppure ero rimasto affascinato da quello che per me era uno splendido modello che DOVEVO costruire.

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Sono passati 23 anni fra alti e bassi aeromodellistici con il Windfreak che continuava a volare nella mia testa. Quale miglior momento per iniziare i disegni delle modifiche per elettrizzarlo, distinta dei materiali, ecc. ? Le feste Natalizie! L'inserimento del motore elettrico rientra dal punto di vista del solo guadagno di quota in comodità e sicurezza, come alternativa al verricello e relative seccature logistiche.

Mi ha appassionato la cura dei minimi particolari del progetto di Sanders, come le considerazioni sulla resistenza indotta, la resistenza passiva, la resistenza del profilo e non ultima la manovrabilità.

Il modello ha un'apertura alare di 240 cm. con una superficie complessiva di 87,50 dmq. (6,4% spessore sulla corda) mentre in base al profilo la superficie realmente portante è di 58,75 dmq. (9% spessore sulla parte portante) che con un peso di 1650 gr. (28 gr/dmq.) vola al meglio delle sue possibilità. Dalle prove di Sanders non risultano problemi portando il peso a 2400 gr. (40,8 gr/dmq.) per un volo in pendio con dinamica.

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Eseguiti i disegni al naturale e fatta la distinta dei materiali (betulla avio da 08 - 1,5 e 3 mm. longheroni di pino da 1.200, 24 tavolette (sigh!) di balsa da 1-2-4 mm.) inizio con la costruzione dello scaletto per l'ala ellittica. I primi 52 cm. sono piani (dove c'è l'elevatore) con un diedro di 4° realizzato dalle 3 baionette mentre i restanti 68 cm. hanno un diedro ellittico di 6°. Durante le fasi di assemblaggio pensavo alla lotta per il rivestimento del D box della parte ellittica ( balsa asciutta? con acqua? meglio l'ammoniaca?) ... non resta che provare. Contrariamente alle previsioni il rivestimento del D box si è risolto senza particolari difficoltà.

Trovo l'ala veramente bella e per i suoi terminali (al posto della betulla da 1,5) ho preferito due tavolette da 0,8 unite con epossidica, questo per evitare svergolamenti non graditi. Queste si sono rivelate leggermente più pesanti, anche la semplice sensazione statica tenendo l'ala alla radice sembra confermarlo. Il pericolo di un'eccessiva inerzia si elimina anche con le estremità alari leggere ... quindi giù con buchi e buchini (62 per l'esattezza su ogni terminale) per ridurre sensibilmente il peso.

Le misure della fusoliera devono rientrare ai minimi termini, decido per l'ogiva da 40 mm. e per un motore da 30 mm. di diametro massimo, il disegno del raccordo muso/coda è il risultato di una logica conseguenza. La costruzione è a cassonetto, per le fiancate e parte inferiore in betulla da 08 + balsa sagomato, mentre per la parte superiore i classici listelli di balsa da 2.

Un problema d'affidabilità si è presentato per i cassonetti di legno delle 3 baionette, con 4 gradi di diedro, rispettivamente alloggiate in fusoliera con cm. 4,5-4-3,5 che divisi in due (per il diedro) ogni baionetta avrebbe avuto una sede da 2,5 a 1,7 mm. il che mi sembrava veramente pochino (con quelle ali). Se fossero state senza diedro, nessun problema, in quanto lo sforzo era a "carico" delle baionette.

Ho ritenuto opportuno aggiungere un raccordo fuso/ala in balsa duro portando la misura a 8 cm. 4+4 ... misura che mi tranquillizza in parte per condizioni di volo difficili, vedi pendio, dandomi anche una comodità aggiunta, quella di poter avere una superficie per il nastro adesivo che si usa solitamente per la tenuta delle ali degli alianti.

Per i comandi Sanders ha previsto due soli servi (elevatore e direzionale). Personalmente ho preferito usarne tre, avendo due servi distinti sulle due superfici dell'elevatore, con la possibilità di miscelare un leggero comando "alettone" con il direzionale, per aiutare la risposta in virata e limitare la derapata caratteristica del comando "solo deriva".

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Per i rinvii degli "alettoni" mi sono ispirato a quelli usati per il MiniAstir, semplicissimi, comodi e affidabili. Infatti è sufficiente alzare l'alettone per posizionare la sua leva di comando nelle posizione orizzontale e infilarlo nell'asola fatta in fusoliera, riportare l'alettone in posizione e collegare la clip collegata al servo. Più facile farlo che dirlo.

Per il rivestimento delle ali ho scelto il bianco perla, con la parte inferiore in azzurro trasparente per un effetto in volo che a me piace molto. Azzurro trasparente anche per le parti in movimento.

La cosa più importante: il volo

Ho sempre un gran timore reverenziale per il collaudo di ogni modello che costruisco da zero, scorrono nella mia mente le infinite ore di lavoro certosino, con tutte le soluzioni e gli accorgimenti applicati, uno dopo l'altro, come una storia infinita che non può terminare al primo volo.

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Il primo test per il Windfreak è stato un lancio a mano. Dopo i dovuti controlli mio figlio Beppe alzato il modello controvento inizia una breve ma decisa rincorsa, lo libera dalla presa e ... non volevo crederci. Appena rilasciato il modello inizia una planata stabile, lenta che sembra interminabile. Avrei potuto lasciare la radio a terra, aveva fatto tutto da solo.

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A questo punto toccava al motore fare la sua parte. Ho installato un Permax BL480/6G con riduttore 4,44:1 e un'elica 14x8. Non ho volutamente dato nessun grado di incidenza negativa, come si usa di solito, perché mi piace dosare il motore per un guadagno di quota controllando l'incidenza senza componenti negative dovute al motore. Un poco più scomodo ma sicuramente un rendimento migliore in salita.

Sinceramente, non ero certo del risultato per la mia inesperienza sui tuttala, ma le prime prove mi hanno dato enorme soddisfazione. Ora lo vedo sopra di me, veleggiare maestoso come un'aquila, sicuro di sé come volesse dirmi: tranquillo, lasciami fare il mio mestiere! Un'attesa durata una ventina di modelli, ma ne è valsa la pena.

Un grazie di cuore a Beppe Ghisleri e a Cesare de Robertis,
per i loro preziosi consigli durante la costruzione.
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Giorgio