Volo, racconti brevi



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Sento il presente come un utensile, capace di modellare e plasmare la realtà durante il suo inesorabile passaggio. Che immensa forza ha il presente. Non perdona tutti i nostri errori ma trasforma la dimensione materiale secondo le nostre aspirazioni, quando l'energia ci rende capaci di impugnare e usare al meglio il nostro tempo.
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TRACCE, spazzate dal TEMPO
150 - One Hundred Fifty
Il presente non esiste
Un Savage Cub come Jonathan Livingston
Quattro secondi
Rain Meeting di Ozzano - (Cielo e Volo 2008)
Castiglione, india quattro cinque, in finale - (Meeting di Primavera 2008, Castiglione del Lago)
Attimi che tolgono il fiato
Un saluto ad un aeroplano
Un Po diverso
Zlin Savage, biglietto di sola andata


TRACCE, spazzate dal TEMPO
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Testo pubblicato su Debriefing - Volo Sportivo (Ottobre 2012)
Beppe Baschieri

Avevo fatto ricognizione più volte su quella striscia di sabbia lungo il fiume, era un appuntamento fisso che non mancavo mai rientrando a Vigevano da est, seguendo il Po. Soncina, questo il suo nome, è un sabbione bianco e liscio che si allunga per oltre un chilometro quando il livello dell'acqua non è troppo alto. Attraente come una cosa proibita quella superficie era diventata un invito irresistibile a posare le ruote, una tentazione a cui ho posto dei limiti in considerazione delle insidie che può nascondere un fuoricampo lungo un fiume.

L'assenza di una pista ben delimitata disegna un confine che separa ciò che è conosciuto e accettato da ciò che invece non lo è. Spingersi oltre e sconfinare comporta il dover valutare ed interpretare con sicurezza una condizione sempre nuova e diversa, dove istinto e prudenza devono abbracciarsi stretti e diventare completamente sordi al fascino di un obiettivo, per sapervi rinunciare subito al primo segnale.

Quel giorno Soncina incantava, forse come mai prima. Mi sono abbassato per accarezzarla con le ali ma ho commesso un errore, sono sceso più basso del solito, troppo basso. Osservando da vicino la sabbia dovrei solo trovare la forza di spingere avanti la manetta, allontanando quella lucida intenzione di tradire una condotta di volo pianificata e che non prevede alcun fuoricampo per oggi.

Lo faccio, piena potenza ... ma è solo per rimettermi in circuito e riportarmi sul finale appena individuato. La mano sinistra scivola indietro ed i giri toccano il minimo mentre cresce l'ansia del contatto, trascorre un breve attimo ed i grossi pneumatici toccano con leggerezza irreale la sabbia. Si innesca un piccolo e soffice ondeggiamento sull'asse di rollio mentre la velocità decresce rapidamente ed il peso si trasferisce dalle ali alle ruote, facendole sprofondare un poco.

L'aereoplano si è fermato ... in realtà, ora, tutto si è fermato. La zona è deserta e sono completamente solo. Ho raggiunto un luogo perfetto, ora non esistono altri pensieri, tutto quanto e' centrato sul presente ... e su un volo che prova ad essere unicamente l'esercizio di una disciplina fine a se stessa.

TRACCE, spazzate dal TEMPO TRACCE, spazzate dal TEMPO
- tutto si è fermato

Riporto gradualmente la manetta in avanti cercando la trazione dell'elica per avanzare e sollevare le ruote sopra la sabbia, lentamente inizio a rullare per riportarmi sul punto preciso dove ho toccato in atterraggio, allineando per il successivo decollo.

Senza un robusto carrello biciclo con due grandi bushwheels la sabbia di Soncina avrebbe gioco facile nel trattenermi e nel contrastare la mia voglia di tornare in volo al più presto, decollando senza una pista e senza un vero perchè. Forse questo è davvero il decollo perfetto che cercavo, non tanto il risultato di una manetta spinta in avanti e di una barra tirata indietro, ma la sensazione di aver segnato un passo.

Sollevandomi in volo vedo le tracce appena lasciate sulla sabbia e le fotografo, dei segni che ora sono ben visibili ma che scompariranno presto spazzati dal tempo, come è destino di tutto ciò che attraversa questa nostra dimensione materiale. Ma quel pezzetto di realtà appena nato dentro un luogo perfetto, quello, davvero, non potrà scomparire mai.

TRACCE, spazzate dal TEMPO TRACCE, spazzate dal TEMPO TRACCE, spazzate dal TEMPO
- tracce che verranno spazzate dal tempo
- see you soon Soncina, bye

Ero certo che Soncina mi avrebbe lasciato decollare senza chiedere nulla in cambio, ma non e' stato cosi'. Gia', non e' proprio stato cosi', perche' ora ci voglio tornare.


150 - One Hundred Fifty
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Articolo pubblicato su Volo Sportivo (Ottobre 2011)
Beppe Baschieri

150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty

Oggi si parla tanto di bush pilots e atterraggi estremi, ma nell'entroterra ligure c'è un gruppo di piloti che non concepisce altro modo di volare. 150 metri, la lunghezza della loro pista, la cifra di una mia sfida personale.

Quando ho incontrato Roberto Valle per la prima volta il mio Savage Classic era nuovo di zecca, esattamente come l'esperienza sul biciclo del suo pilota. In quel periodo pianificavo voli solo in condizioni meteo ottimali, evitando sopratutto il rischio di incontrare vento significativo. Avevo base a Mezzomerico, una pista non facilissima di 360 metri, in salita, circondata dagli alberi e con una collinetta in testata, una pista che ha chiesto (e ottenuto) diversi tributi fatti di legno, metallo e vetroresina ai piloti che l'hanno sottovalutata. Per questo cercavo di evitare almeno il vento, mentre imparavo a gestire un biciclo su questo terreno, diciamo così, "formativo".
"Quanto hai detto che è lunga?"
Quando ho incontrato Roberto Valle ho scoperto che era basato a Calvari, su una pista di 150 metri infossata in una valle stretta nell'entroterra ligure, proprio dietro Portofino. Atterrare in sicurezza, o semplicemente "atterrare" con l'aereo tutto intero su una simile distanza si trovava talmente oltre il mio limite che ora mi imbarazza ripensare alle frasi di saluto scambiate, perché credo di aver detto qualcosa del tipo: "...ma sì, dai, magari il prossimo autunno mi organizzo per venire a trovarvi". Sapevo che era totalmente fuori portata, ma in quel preciso momento decisi un traguardo lontano nel tempo e lo chiamai "One hundred fifty". Un bel nome, vero? Sono passati cinque anni da allora. Progressivamente mi sono concesso di atterrare su piste sempre più corte, misurando anche in questo modo i progressi nel controllo del velivolo, scoprendo che mi divertiva e mi appassionava moltissimo questa esplorazione graduale della mia attitudine a scendere su piste sempre più impegnative. Ogni volta il mio Classic mi regalava una sensazione nuova, un pezzetto di esperienza in più, nuovi preziosi incontri e nuova consapevolezza per programmare un traguardo ulteriore. Un passo per volta siamo arrivati a collezionare anche atterraggi in montagna e visite agli amici aeromodellisti (scendendo come giganti dentro un mondo in scala, roba da 120 metri, ma con le entrate a zero). Inizia l'estate 2011 ed ecco che trovo l'annuncio di un raduno per velivoli STOL proprio sulla pista di Calvari. Non potrò partecipare perché sono in vacanza, ma questa occasione mancata trasforma il mio traguardo "One hundred fifty" in un'intenzione forte, una volontà diventata ormai inarrestabile. Un veloce contatto con Roberto e la data è fissata: domenica 28 Agosto 2011. Vi racconto com'è andata.
"Fermo in 100 metri"
La sera prima compio l'ultimo atto dei preparativi, procacciando un bel Kg di gorgonzola "Costa di Novara" da portare come tributo, nella speranza che la pista di Calvari lo preferisca al carrello o ai terminali del mio aereo. Un paio di mesi fa, al Boglietto, questa bomba calorica ha riscosso un successo clamoroso, per cui vado sul sicuro, è roba collaudata. Decollo poco dopo le 10:30 da Vigevano e inizio un volo panoramico da "5 stelle EuroNCAP" sugli Appennini (questa è sottile, ma spero si capisca cosa voglio dire).

150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty
- immagini riprese durante il trasferimento Vigevano-Calvari

Normalmente incrocio tratte in pianura e in montagna, dove lo spettacolo dei laghi e dei fiumi è grandioso, quindi non mi capita spesso di vedere il mare al comando di un piccolo aereo. Forse per questo motivo quando compare all'orizzonte un tale scenario le cose si fanno davvero emozionanti. Impossibile non concedersi qualche minuto, qualche foto veloce e poi subito indietro, concentrato sul vero obiettivo. Tra meno di 15' mi aspetta "One hundred fifty". La pista di Calvari è in vista, un contatto radio mi riporta vento calmo con una leggerissima brezza di mare. Confermata la 14 riporterò sulla verticale con l'intenzione di fare un circuito ricognitivo prima di impostare il finale. La valle è piuttosto stretta e lo sguardo salta frequente dal pendio alla pista che, cavolo, incastonata dentro la valle sembra dimostrare addirittura meno dei suoi 150 metri effettivi. In generale il finale che preferisco è quello planato, con un po' di quota in eccesso da smaltire in scivolata e con il motore tagliato al minimo. In fondo sono un aliantista, ho ricevuto questo imprinting in atterraggio e mi piace utilizzare la scivolata al posto dei diruttori. Con il Savage è un modo di atterrare sicuro, che diventa quasi istintivo con un po' di pratica e permette (secondo me) di mantenere un utile allenamento, dovesse mai capitare un giorno di dover mettere giù un aereo da qualche parte senza poter contare sul motore. Oggi, però, preferisco farmi assistere dal Rotax. L'ingresso per 14 non è proprio a zero e una scivolata probabilmente mi allungherebbe di qualche metro in questa condizione, dovendo tenere un po' di quota e un po' di velocità in più per gestirla in sicurezza.

150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty 150 - One Hundred Fifty
- foto e video dell'atterraggio

Imposto quindi un lungo finale full flap, assistito, una veloce occhiata all'anemometro mi conferma 70 km/h indicati, perfetto, da questo momento non stacco più lo sguardo dalla testata; sono allineato un poco a destra per sfruttare un passaggio con ingresso quasi a zero, richiederà solo una leggera correzione per riguadagnare l'asse pista, il motore mi assiste fino al momento della leggera virata di allineamento, quindi manetta chiusa e inizio flare, segue subito la toccata, leggera, e un arresto con ancora 50 metri davanti a me. Un buon atterraggio, che è stato filmato e che rimarrà un ricordo splendido.
"Piloti speciali!"
L'accoglienza che ho incontrato meriterebbe un articolo a parte, sono stato ricevuto con un tale calore che definirla amichevole risulterebbe drammaticamente riduttivo. Trascorro quattro ore dense di quella pura gioia di stare in compagnia: che fantastico gruppo di persone anima questa piccola pista! Siamo ai saluti e agli appuntamenti, abbracci, strette di mano e ancora un regalo, grandissimo: Roberto e Gianluca mi scorteranno per un sorvolo panoramico del meraviglioso tratto di mare da Portofino a Sestri. Probabilmente ora l'impegno maggiore, per me, sarà il prossimo decollo, con 80 cavalli su un ostacolo costituito da piante alte almeno 6 m poste a 40/50 m dalla fine pista, seguite da un andamento un po' in salita del pendio immediatamente successivo. Decollerò come numero due, dopo Roberto. Allineo spingendomi una decina di metri oltre la testata, sembra poca cosa, ma qui significa guadagnare quasi un 7% di pista. Terminata la prova motore regolo con cura il passo elica per sfruttare al meglio tutta la potenza disponibile, un'ultima occhiata in avanti e spalanco il gas, la coda si alza immediatamente, l'accelerazione è buona e a metà pista sento il Classic che trasferisce il peso sulle ali alleggerendo il carrello, la configurazione biciclo permette di "sentire" con precisione la velocità in decollo ed è un grosso vantaggio in questi casi; aiuto senza esagerare lo stacco da terra trovando subito una buona salita, ripida e rassicurante. Seguono 20' di volo emozionante, quindi il saluto aria-aria, prima per radio, poi con le ali, infine con la mano. Roberto, Gianluca e tutto il vostro incredibile gruppo, mi avete fatto trascorrere una delle più belle giornate di volo mai vissute. Ciò che ho provato a raccontare con queste righe non è passato, è esistito; per me si tratta di una differenza enorme.
"One hundred fifty", missione compiuta.


Il Presente non esiste
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Testo pubblicato su Debriefing - Volo Sportivo (Dicembre 2010)
Beppe Baschieri

Pochi giorni fa scrivevo un email che si chiudeva con questo passaggio: "... come forse saprai per me il presente non esiste. Tutta la realtà è una magnifica opera in continua trasformazione, quello che ti ho appena accennato esiste probabilmente già nel futuro, creato dalla forza delle nostre intenzioni e dalla passione. Devo solo andare a prenderlo, domani."

Così è stato. Ogni cosa desiderata e voluta inizia ad esistere non appena il pensiero la immagina, successivamente le nostre azioni trasformano le intenzioni in realtà vissuta, esperienza, ricordo. Esiste davvero una realtà senza tempo, costantemente modellata dalla nostra capacità di decidere o non decidere per ciò che sentiamo o non sentiamo. Quell'istante inafferrabile che chiamiamo presente, forse, davvero non esiste ed è solo funzionale al limite del nostro affascinante essere materiale.

La giornata inizia presto, accompagnando Davide a scuola per il suo ultimo giorno di prima elementare. Gli ho promesso che avrebbe potuto andare con la sua bici, perchè anche lui voleva tanto che questo accadesse. Riporto a piedi la piccola bicicletta in garage e salto in auto, oggi ho appuntamento con Alberto, un amico di sempre diventato recentemente istruttore di volo a vela. Abbiamo deciso di regalarci una giornata interamente dedicata al puro piacere di stare per aria, senza obblighi, senza tempi da rispettare ma solo intenzioni da ritrovare.

Decolleremo con il mio Savage da Vigevano per poi dirigere a Calcinate, parcheggeremo sul prato un aereo a motore, prenderemo un aliante (un Duodiscus) con cui farci trainare da qualche parte per veleggiare fino a quando ne avremo voglia, poi atterreremo e torneremo a Vigevano con il Classic, sorvolando i laghi e montagne. Queste le intenzioni, identica e' stata l'esperienza.

Il presente non esiste Il presente non esiste Il presente non esiste Il presente non esiste Il presente non esiste
- ogni cosa desiderata e voluta inizia ad esistere non appena il pensiero la immagina

Non volavo in aliante da oltre un anno e tornare a farlo in questo modo (accompagnato da un istruttore così amico e trainato sullo stesso aeroporto dove ho imparato a volare nel 1988) è stato un privilegio grande, grandissimo. Alberto mi ha lasciato i comandi del Duodiscus per quasi tutto il tempo ed io ho ricambiato facendo la stessa cosa con il Savage, cogliendo l'occasione per gustare come mai prima il panorama dei nostri laghi e delle montagne più vicine. E' stata una giornata perfetta, conclusa davanti a due birre gelate dentro la prima osteria di paese mentre tornavamo in auto.

Sono a casa, sto per aprire la porta e fronteggiare il consueto meraviglioso attacco dei nostri due piccoli Davide ed Elisa quando il pensiero si posa su di lei. Il suo ultimo viaggio è iniziato quasi tre anni fa ma la sua forza è ancora capace di regalarmi una carezza che di immaginario ha solo una mano ormai invisibile. Posso sentire di nuovo la sua voce mentre sussurra una delle ultime affettuose raccomandazioni di una madre che sta per lasciare suo figlio: "... Beppe, vola, con il tuo aeroplano ..."

Il presente non esiste e la realtà può superare ogni nostra immaginazione.


Un Savage Cub come Jonathan Livingston
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Testo pubblicato su Aviazione Sportiva (Maggio 2009)
Beppe Baschieri

L'intero progetto di Zlin Aviation interpreta in chiave moderna e leggera il volo essenziale, impagabile ed unico nato alla fine degli anni '30 con il Piper Cub. Al salone AERO-2009 di Friedrichshafen è stato presentato il nuovo Savage Cub, un aereo ispirato completamente al mitico Piper PA- 18 Super Cub e che oggi affianca le versioni Classic e Cruiser (già prodotte in oltre 200 esemplari).

Il Savage Cub è un velivolo nuovo, ma al tempo stesso esiste da oltre 70 anni, ancorato e solido sulle sue radici mentre attraversa impassibile un presente tecnologico frenetico a cui bisogna riconoscere il merito della continua ricerca di nuovi risultati, ma che spesso dimentica il grande sogno dell'uomo: volare. Il carrello maggiorato del Savage Cub, accoppiato ai pneumatici Alaskan Bushwheels da 29 pollici, può trasformare ogni paesaggio sorvolato in una pista di atterraggio.

Friedrichshafen 2009 savage cub Friedrichshafen 2009 savage cub Friedrichshafen 2009 savage cub Friedrichshafen 2009 savage cub
- un velivolo nuovo che esiste da oltre 70 anni ... e può trasformare ogni paesaggio in una pista di atterraggio

Non lo si può negare, volare con questi aeroplani è davvero qualcosa di diverso e speciale. Si realizza una metafora della vita dentro la vita stessa, quando riusciamo ad esistere ad un livello più alto senza trascurare un solo momento e senza sorvolare soltanto sulle cose per poi passare oltre, rinunciando a conoscerle e comprenderle in profondità. Il Savage Cub è fatto per questo, per non lasciarci fuggire via veloci sui paesaggi e sulle possibili esperienze, trasformando in realtà il sogno di poter atterrare ovunque, per prendere contatto con quei frammenti imperdibili di vita che scorrono così vicini a noi. È davvero difficile immaginare un privilegio più grande per un pilota.

Friedrichshafen 2009 savage cub Friedrichshafen 2009 savage cub Friedrichshafen 2009 savage cub Friedrichshafen 2009 savage cub
- nuovo carrello maggiorato, nuovo cruscotto, cellula rinforzata e nuova organizzazione degli spazi interni

Mi piace pensare al Savage Cub come al gabbiano anticonformista del libro capolavoro di Richard Bach (Il gabbiano Jonathan Livingston, 1973). Jonathan riesce a traguardare una nuova prospettiva della sua vita, una prospettiva oltre il semplice volo degli altri gabbiani finalizzato unicamente alla ricerca di cibo. Jonathan comprende che un gabbiano vive sopratutto della luce e del calore del sole, sentendo il soffio del vento sotto le ali, il profumo e la freschezza dell'aria mischiata al sapore del mare. Desidera solo poter volare e comunicare agli altri quanto sia importante e meraviglioso saperlo fare e migliorarsi ad ogni occasione, esplorando i confini della propria essenza, cercando e assaporando sempre nuove emozioni.

Sono passati quattro anni da quando ho affiancato al Volo a Vela anche il volo ultraleggero scegliendo un Savage, un aereo che mi lascia volare lontano dalla ricerca delle prestazioni a tutti i costi o dalla rincorsa verso avioniche sofisticate. Mi ritrovo a vivere molto più di una nuova esperienza di pilotaggio: ho realizzato come un pilota Cub non si trova semplicemente al comando di un velivolo, ma ne diventa l'anima, trasformandosi in una creatura capace di comprendere la fortuna immensa di poter sentire il volo come il gabbiano di Richard Bach.

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- un aereo che mi lascia volare lontano dalla ricerca delle prestazioni a tutti i costi
- per comprendere la fortuna immensa di poter sentire il volo come il gabbiano di Richard Bach

Ma può davvero un aeroplano fare tutto questo? No, probabilmente può fare molto di più. Ho scritto altre volte che per arrivare ad essere pilota e proprietario di un aeroplano ho percorso una strada che ha dovuto attraversare non solo spazio e tempo, ma anche impegni e responsabilità che mi sono dati dalla gioia immensa di essere insieme un padre, un marito ed un figlio; mentre il pilota approfitta del tempo che resta per conoscere da vicino il meglio di me stesso. Non saprei davvero cosa chiedere di più al volo, se non una cosa ancora: un Savage Cub. Ma come posso rinunciare al mio Classic dopo aver appena accennato che questi aerei non si pilotano, ma se ne diventa l'anima? Continuerò ad animare il mio aeroplano giallo, non sorvolando solamente sulle cose, ma scendendo a toccarle ogni volta che lo sento possibile e importante. Di sicuro atterreremo ogni volta che incontreremo un Savage Cub con il suo pilota, basta solo che non abbia scelto un greto di un fiume troppo piccolo o troppo impegnativo per noi due ...


Quattro secondi
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Testo pubblicato su Aviazione Sportiva (Novembre 2008)
Beppe Baschieri

Sono giorni che inganno me stesso dicendo di stare tranquillo, perche' tanto non ci proveremo prima del prossimo autunno, quando anche temperatura e densita' dell'aria saranno piu' favorevoli.

Ma lui vuole scendere su quella pista di 120 metri almeno quanto lo voglio io e immagina questo atterraggio dal tempo dei primi voli con gli aeromodelli, quando avrebbe dato tutto per potersi sostituire al pilota di plastica incollato dietro al parabrezza trasparente. Pensieri ed intenzioni troppo grandi perche' la mente possa continuare ad arginarli nel perimetro delle cose immateriali, impedendo alla realta' di trasformarsi secondo la loro energia.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Oggi i controlli prevolo sono diversi dal solito e mi preoccupo di lasciare a terra tutto il possibile. Ho deciso di decollare con meno di 30 litri di carburante nei serbatoi, una cosa che normalmente evito anche per un semplice salto sui campi piu' vicini. Rimuovo la batteria della radio, che restera' alimentata solo attraverso il pannello, depositandola nella cassettiera metallica insieme alla borsa usata per trasportare GPS e accessori. Per il prossimo volo serviranno solo un aeroplano e un pilota, niente altro. Se potessi lascerei a terra anche quello spirito libero che mi inganna da giorni, ben sapendo che non aspettero' il prossimo autunno. Ma non posso, e' la mia anima.

Non credo di aver mai iniziato la corsa di decollo con un peso inferiore e si sente fin dai primi metri, in accelerazione, dove trascorre il tempo di un solo lungo respiro prima che il basso carico alare possa appoggiarsi completamente sull'aria e staccare le ruote. Inizia un breve trasferimento, 10 minuti, in cui non esiste altro pensiero che non sia quella pista dove ho gia' fatto centinaia di atterraggi con gli aeromodelli. Ora quel nastro di asfalto, lungo 120 metri esatti, si sta materializzando davanti a me e posso osservarlo attraverso la stessa prospettiva del piccolo pilota di plastica.

Riduco manetta ed inizio un circuito sinistro per 15, scarico manualmente il passo elica e lo configuro per una riattaccata. Il vento e' assolutamente calmo con temperatura esterna alta, il sensore riporta 30 gradi. In queste condizioni l'atterraggio sara' piu' lungo, non potro' contare su una componente di vento contrario e la minore densita' dell'aria mi portera' ad essere un po' piu' veloce. Riduco ulteriormente i giri e anche questa volta lo faccio senza correggere il trim, voglio sentire in pieno lo sforzo sulla barra necessario per mantenere la velocita' sul sentiero di discesa. Ho impostato un finale lento e piatto, full-flap e ben assistito dal motore, con velocita' minima di sostentamento sommata ad un margine di sicurezza. L'inizio pista e' preceduto da 40 metri in erba dove pero' non posso toccare, per evitare al carrello lo sbalzo creato dal gradino di asfalto.

pista aeromodellismo casalgiate pista aeromodellismo casalgiate
- 40 metri di erba precedono l'inizio della pista in asfalto
- gradino discontinuo creato dalla pista a contatto con l'erba

Mentre la testata 15 di avvicina la pista si restringe e si accorcia sempre di piu'. I neuroni si danno un gran da fare ma interpretano le immagini secondo i normali schemi di avvicinamento e riaggiustano continuamente le proporzioni, non hanno mai elaborato una simile prospettiva durante un finale e tendono a riportare le informazioni visive di una normale pista corta. Questa inattesa percezione alterata non crea pero' indecisione, conosco ogni centimetro di questo campo e so bene a cosa mi sto avvicinando. La concentrazione assorbe tutte le risorse e non puo' esserci spazio per altro che non sia il presente, ogni frammento di tempo viene talmente dilatato che sembra rallentare la sua corsa, offrendo un maggiore dettaglio in ogni fotogramma.

A meno di 40 metri dall'inizio del nastro di asfalto so di avere solo quattro secondi di tempo per posare le ruote, e' il momento di decidere se spingere avanti la manetta e rimandare l'appuntamento oppure tirarla indietro e atterrare. Basta un istante per realizzare che meglio di cosi' non potrei fare, riesco a proiettare il finale in avanti nel tempo di pochi attimi per ritrovarmi con l'aereo che tocca nella prima meta' della pista. E' davvero sorprendente quanto possano essere lunghi quattro secondi, la manetta scivola indietro ed il carrello tocca con un "gheck gheck" quasi simultaneo. Lascio correre per qualche metro prima di frenare un poco piu' deciso del solito. Inverto e rullo sul raccordo pista, un raccordo utilizzato dagli aeromodelli. Sono fermo, l'elica si arresta in verticale, via la cuffia, il portello e' gia' aperto mentre gli amici presenti si stanno avvicinando. E' fantastico e irreale. Finalmente, l'ho fatto davvero.

Il tempo torna a scorrere velocissimo tra saluti, battute, abbracci e tanta curiosita'. Qualche immagine ripresa con i telefonini restera' testimone sfocato ed un po' surreale di questa esperienza, mi piace davvero tanto quando e' cosi'. Ma non abbiamo finito, dobbiamo rientrare.

Di nuovo non esiste altro pensiero che non sia l'aereo, la pista ed il prossimo decollo. Mi porto in testata 15 dove rimango per qualche lungo minuto con il portello aperto ed il motore al minimo, cerco di immaginare e vivere in anticipo il rullaggio e lo stacco, fissando limiti e riferimenti del punto di decisione per il go/no-go. La pista e' completamente circondata dalle risaie con argini e canaletti di allagamento, non voglio nemmeno considerare la possibilita' di un lungo in decollo o di uno stacco con velocita' troppo bassa.

Chiudo il portello e muovo lentamente le ruote sull'asfalto prima di chiedere al motore tutti i giri possibili, la coda di alza subito in assetto livellato, portando al minimo l'incidenza delle ali e offrendo la minore resistenza all'accelerazione. Ho gia' configurato full-flap, accettando di pagare con un poco di resistenza in piu' il vantaggio di non doverli poi abbassare all'ultimo momento, impegnandomi sul comando manuale con il rischio di non bloccarli subito. Sarebbe un disastro. Ho fissato il riferimento go/no-go a meta' pista, tra i due piccoli raccordi dopo i primi sessanta/settanta metri. Con 50 km/h indicati continuero' il decollo, diversamente interrompero' all'istante.

pista aeromodellismo casalgiate pista aeromodellismo casalgiate decollo pista aeromodellismo casalgiate
- momenti trascorsi a terra, vicino al Savage Classic in scala 1:1
- un video sfocato del decollo, quasi irreale, come il ricordo scolpito in quel momento

Quanta limpida emozione deriva dalla pura passione per cio' che sto facendo in questi istanti dove, forse, ho potuto abbattere il confine tra volo e aeromodellismo. Passo il punto di riferimento con velocita' di poco inferiore a 50 km/h ma l'aeroplano e' ormai leggero sul carrello e lo sento gridare in tutti i modi possibili: "Beppe, andiamo avanti, nessun problema per un decollo in sicurezza".

Adesso pensieri e immaginazione potranno lasciare, felici, il posto ad una nuova esperienza vissuta. Il ricordo di una promessa mancata mi tocca, quella promessa di spingere avanti la manetta ancora una volta, insieme, ora si stringe a me e abbraccia forte la mia mente. Il sole che ho alle spalle scomparira' tra poco, ancora pero' e' capace di offrirmi quella carezza e quel calore che mi riportano ad una delle sue ultime, affettuose, raccomandazioni: " ... vola, con il tuo aeroplano! ... "

Siamo fortunati ad essere piloti.


Rain Meeting di Ozzano
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Testo inviato su mailing-list hangar@ulm.it (Giugno 2008)
Testo pubblicato su Aviazione Sportiva (Luglio 2008)
Beppe Baschieri

Un po' di pazienza, attenzione e fortuna stavano per farci concludere la giornata di Ozzano senza prendere acqua in volo (quella presa a terra non conta). Mancano solo 25 km per rientrare a Vigevano Piccolini, dopo averne volati quasi 500. Tutto l'ottimismo di cui sono capace non basta più per guardare avanti e pensare ancora ad un atterraggio asciutto. La voce attiva il vox, "Ok Andrea, ci bagneremo un poco".

meeting di ozzano - cielo e volo 2008 meeting di ozzano - cielo e volo 2008 i-7845-3.jpg
- in finale ad Ozzano, prima del temporale, domenica 8 Giugno 2008
- parcheggio nell'area riservata a Zlin Aviation, vicino al Pioneer Team n.1 di Alpi Aviation
- in volo con il mio Zlin Savage Classic

Osservando le strade asfaltate sotto di noi è evidente che un gran rovescio si è appena scaricato. Le prime gocce sul lexan arrivano puntuali. A sud-ovest verso Mezzana Groppo è aperto, mentre a nord est verso Milano balenano lampi ed è decisamente più scuro.

Piove, deciso ma non cattivo. La coreografia prevede anche il caratteristico aroma della prima acqua nebulizzata che evapora dal vano motore. Il vento è quasi calmo e non si avverte turbolenza. Prima di decidere per un possibile alternato, più a sud, voglio raggiungere il campo e valutare l'atterraggio.

Trascorrono pochi minuti durante i quali i sensi si adeguano alle nuove condizioni. Mi trovo meno infastidito dalla ridotta visibilità frontale e gioco con piccole scivolate a sinistra/destra per verificare se e quanto può migliorare la visibilità nella direzione di volo. Lo Zlin Classic ci protegge alla grande, filtra solo qualche spruzzo nebulizzato dalle piccole carenature dei raccordi alari (che si trovano in alto, a 30/40 cm dal volto del pilota)

Ecco la nostra bellissima pista. Ritengo ci siano le condizioni per atterrare in sicurezza, senza bisogno di essere degli assi. In finale, full-flap, mantengo una velocità più alta, intorno ai 100 km/h (con un "cub" sono tanti). Immagino il dorso delle ali, che non posso vedere, tappezzato di gocce che degradano la portanza generata. Inizio la flare. La velocità ridotta non fa più scivolare via l'acqua dal lexan, trovo più impegnativo del previsto intuire l'esatta distanza del carrello dalla pista, nessun problema nel mantenere l'allineamento. Istintivamente mi concentro sulla visione periferica, aiutandomi con un paio di rapidi sguardi, tirando progressivamente, per un atterraggio che tocca un attimo prima con il ruotino di coda, per poi appoggiarsi sul carrello principale.

Un nuovo frammento di esperienza.

Qualche nota.
Ad Ozzano ho incontrato Flavio per la seconda volta (sempre sotto l'acqua) ed ho ingaggiato anche il Baruzzi (sempre con le gambe sotto ad un tavolo)
Finalmente riesco a ritrovarmi con Max Pinucci. Se non esistesse il tempo staremmo ancora li a parlare, dei bimbi, del volo, di tutto.
Sono stato ospitato dal costruttore, ho parcheggiato il mio aereo giallo nell'area dedicata alla Zlin. Un onore inatteso.
Prima di lasciare in auto il campo rientra anche Marco con il n.4 (Pioneer Team), un "regalo" in passaggi prima di atterrare per noi due, a terra ma con il naso ancora in alto.
In hangar ho asciugato l'aereo strizzando il daino nel secchio, riempito!

Siamo fortunati ad essere piloti.


Castiglione, india quattro cinque, in finale
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Desidero trasformare in realta' un volo di 400 km, attraverso gli appennini, verso un evento di cui ho solo esperienza riportata, mai vissuta. Due giorni per volare e una notte per dormire in tenda sotto l'ala gialla del mio aereo. Il Meeting di Primavera 2008 e' una nuova esperienza che esiste nel futuro, ma deve ancora essere trasformata in cio' che e' stato, nell'unico modo possibile: vivendo il presente. Due Avid Flyer ed uno Zlin Classic, Andrea, Franco e Beppe. Voleremo a 115 km/h, misurando il viaggio con il tempo, vivendo il nostro presente.
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Testo inviato su mailing-list hangar@ulm.it (Maggio 2008)
Beppe Baschieri

Manca poco alle 20:00 di venerdi' 25 aprile quando impegno per pochi attimi la frequenza: "Castiglione, india quattro cinque, in finale". Un rovescio temporalesco si e' appena placato, lasciando luci opache e sfumature che rendono ancora piu' emozionante volare gli ultimi metri che separano il carrello dalla pista. Andrea e Franco sono con me a bordo dei loro inossidabili Avid, numero 2 e numero 3. Abbiamo volato tutto il giorno, toccando 5 regioni e divorando con lo sguardo il panorama degli appennini.

Il nostro viaggio e' iniziato nella tarda mattinata, dopo un primo decollo con rientro immediato per scarsa visibilita'. E' l'occasione per ritrovare Marco, pronto a decollare con il Pioneer Team numero 4. Ho incontrato Marco anni fa, lanciando alianti radiocomandati in pendio, al Mottarone. Successivamente abbiamo entrambi conseguito la licenza di volo a vela. Oggi lo ritrovo fanalino di una apprezzata pattuglia, con la stessa immutata disponibilita' e umilta'. Gli dico che ci rivedremo a Castiglione, ma non prima di sera.

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- foto di rito prima della partenza, Franco deve aver trovato qualcosa di interessante sull'elica del Classic
- lo splendido Avid Flyer di Franco ...
- ... e l'inossidabile Avid di Andrea
- ma chissa' cosa avra' visto Franco sull'elica, a me sembra tutto a posto
- in decollo incontro Marco, siamo diretti entrambi a Castiglione, ma noi arriveremo al tramonto
- il rientro per scarsa visibilita' e' l'occasione per salutare Marco ...
- ... e per toccare un famoso aeroplano
- voleremo sempre insieme per i prossimi due giorni, vivendo il nostro presente

Le condizioni diventano accettabili e decolliamo verso Rubbiano, dove ritrovo volti conosciuti e tanti alianti. Riforniamo completamente i due Avid e avanza qualcosa, che finisce nei serbatoi del mio Zlin Classic. E' passato mezzogiorno e decidiamo di pranzare presso l'agriturismo adiacente al campo. Oggi lo scorrere del tempo non ci spinge e non ci trattiene, ci avvolge e ci asseconda. Ogni sosta e' il pretesto per un nuovo decollo e un nuovo atterraggio, da qualche parte, piu' avanti. Prima di ripartire vengo rapito da un Taurus, magnifico, parcheggiato sul prato con il motore estratto. Tornero' alle grandi ali bianche, non appena il mio tempo lo permettera'.

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- puntiamo verso Rubbiano, in larga e comoda formazione
- il parcheggio dei nostri aerei a Rubbiano, dopo il rifornimento e prima di andare a pranzo
- ritorniamo in volo, puntando verso Sassuolo

Ripartiamo, verso Sassuolo e poi a sud, puntando la pista di Barberino del Mugello. Le condizioni meteo sono piu' instabili e qualche grosso cumulo lascia cadere gocce d'acqua sui nostri aerei in volo. Per ora non intende degenererare, ma solo farci atterrare a Barberino sotto una pioggerella leggera e con un po' di vento. Niente di particolarmente impegnativo, un semplice e chiaro messaggio che ci ricorda la natura imprevedibile degli appennini. Il cielo non si copre e dopo pochi minuti torna il sole. Andrea e Franco sono entusiasti come me per questo viaggio, pronti per l'ultima tratta verso il meeting.

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- in volo verso Barberino del Mugello, lo sguardo divora il panorama degli appennini
- eccoci al parcheggio, a Barberino, dopo una leggera spruzzata d'acqua
- Andrea con il suo Avid ...
- ... e con qualche cumulo bello grosso, ma non cattivo

Ma ecco che Guido mi telefona, da Castiglione: "Beppe, 'ndostai, qui vien giu' de brutto, nunte move amico mio, ce sentiamo dopo".

Rimaniamo in contatto, seguendo l'evoluzione meteo su Castiglione, che degenera fino a pioggia mista grandine. Decidiamo di rimandare la decisione del go/no-go alle 18:30 quando Guido mi informa che sta smettendo ed inizia ad aprirsi. Verificati i possibili alternati decolliamo e raggiungiamo il MdP, con vento quasi calmo e visibilita' buona.

Manca poco alle 20:00 di venerdi' 25 aprile quando impegno per pochi attimi la frequenza: "castiglione, india quattro cinque, in finale". Il momento in cui cerco il contatto con la pista mi regala sempre un'esperienza intensa, posso sentire il profumo dell'erba mentre seguendo le indicazioni della biga atterro piu' avanti, senza neppure sporcare l'aereo. Raggiungo Guido e parcheggio in prossimita' del suo Cruiser. Montiamo le tende e poi via, si va a mangiare con gli altri piloti, illuminando a mano un percorso tra erba e fango, tanto fango. Ma che importa, e' tutto cosi' incredibilmente emozionante.

"Ciao Chiara, siamo atterrati a Castiglione. Acqua, freddo, fango, tanti aeroplani, tanta gente ... e' tutto magnifico". Il tono della sua voce, in risposta, non riesce a nascondere una certa incredulita' di fronte a tanto entusiasmo. Anche il piccolo Davide ascolta una voce particolare, e' sempre quella di suo padre ma questa sera ha qualcosa di strano, di meravigliosamente strano.

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- Guido, Flavio e Luciano, un poco in ombra, in secondo piano
- sono le prime luci dell'alba quando esco a picchettare, il vento si fa gia' sentire
- questa e' stata la mia casa al MdP 2008
- mantenere la privacy in tenda presenta qualche oggettiva difficolta' in piu'

All'interno della tenso-struttura c'e' un clima unico, dove solo nella prima mezz'ora riesco ad incontrare Flavio Giacosa, mi trovo "stanato" dal grande Arf e stringo la mano a Luciano Giannini. E' un'atmosfera a tratti irreale. Per la prima volta pernottero' sotto l'ala dell'aereo ed ormai manca poco. Prima pero' devo consumare un rito "calumet" con Andrea e Franco, estratti tre micidiali sigari cubani (mai fumato in vita nostra) tiriamo alcune boccate prima di entrare in tenda. Fa freddo, siamo infangati e bagnati fino alle ginocchia ma non sentiamo troppo fastidio e stiamo benissimo. Guido riposa vicino a noi ed il mattino dopo mi dira' che abbiamo fatto un casino pazzesco prima di addormentarci. Certo che, detto da un romano ad un novarese, suona piu' incredibile di un brano di fantascienza.

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- la casa di di Andrea al MdP 2008
- Franco inizia a smontare la sua tenda
- raccolgo gli indumenti e comincio a caricare il bagaglio
- ecco i nostri aeroplani allineati al parcheggio

Mi cambio, indosso vestiti asciutti e mi infilo nel sacco a pelo. Dormo qualche preziosa ora, come un bambino. Alle prime luci del mattino vengo svegliato da una mano sulla testa. No, non e' una mano, e' il vento che inizia a spingere la tenda, proprio dove ho appoggiato la testa. Cavolo, non ho picchettato l'aereo e non esito ad uscire per assicurare le ali a terra, trovandomi in compagnia di un Filippin che scalda il motore. Il suo pilota ha dormito a bordo del mezzo.

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- Guido e Flavio si fanno un voletto, il gesto di Guido e' inequivocabile circa l'argomento in cuffia
- il Cruiser di Guido
- nel pomeriggio il vento modera la sua intensita', qualche telefonata, uno sguardo a nord, abbiamo deciso di rientrare
- un nuovo volo sta per iniziare, poche volte riesco a sentirmi meglio

Sabato 26 aprile, una giornata intensa, vissuta con qualche profonda preoccupazione. Il perche', ormai, lo sappiamo tutti. Non avremmo esitato a fermarci una seconda notte se il vento, nel pomeriggio, non avesse moderato la sua intensita'. Decolliamo e siamo di nuovo sugli appennini, prudenti e occupati non solo a guardare in avanti ma a pensare oltre, cercando di mantenere almeno un'alternativa in caso di problemi o difficolta'. Ho sentito forte la responsabilita' per me stesso e verso i miei figli.

La componente di vento contrario aumenta i consumi degli assetati Avid, con il loro Rotax 582. Arrivare fino a Rubbiano significa, per Franco, entrare in riserva. Cambio con Sassuolo, riportando 15 minuti a sud della loro pista, in compagnia di due Avid a corto di carburante, per circuito e atterraggio. "india quattro cinque, riportate in vista campo, nessun problema per il rifornimento, vi aspettiamo". Un nuovo campo, nuovi incontri, la stessa passione e la stessa sensazione di conoscersi da tempo. Chissa', forse e' davvero cosi'. Prima di regalarci un caffe' e ripartire siamo deliziati da un "ragazzino" di 82 anni, che decolla a bordo di uno Zlin acrobatico, ritrae il carrello continuando a filare ad un metro dalla pista, fino in fondo. Una tirata in verticale ed inizia un perfetto programma di acrobazia basica, con looping, tonneau, otto cubani. Tutto a pochissimi metri da terra. Un regalo davvero inaspettato.


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- siamo quasi a casa, aria calma ed uno spettacolo che incide i nostri ricordi migliori
- il mio aeroplano, molto piu' di un paio di splendide ali gialle
- i piloti "cub" non si trovano solo ai comandi di un aereo, ne diventano l'anima

Ancora una volta sono quasi le 20:00 quando salutiamo Franco (che continuera' ancora per 10 minuti, verso Casaleggio) e ci mettiamo in circuito. Questa volta sono il numero 2, dietro Andrea. Telefono a casa, ritiriamo gli aerei e ci abbracciamo, come due fratelli, prima di salutarci.

Siamo fortunati ad essere piloti.


Attimi che tolgono il fiato
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Testo inviato su mailing-list hangar@ulm.it (Gennaio 2008)
Testo pubblicato su Aviazione Sportiva (Marzo 2008)
Beppe Baschieri

Chiara mi portava sulle montagne in Val d'Ayas quando ancora ero il suo futuro marito. Mi raccontava di quando era bambina e sognava di volare nella valle, aprendo le braccia e tuffandosi in volo. Non credo lei cogliesse in pieno il significato della mia espressione mentre immaginavo la stessa cosa, ma a bordo di un aeroplano.

Oggi corro principalmente per crescere Davide ed Elisa. Esistono tesori senza prezzo nascosti vicino ad ognuno di noi, quando i piccoli stanno dormendo mentre la mamma legge e si riposa, perche' anche questa sera avremo un gran da fare al parco dei bambini. Altre corse, altri imperdibili frammenti di vita.

Devo tanto a chi mi ha insegnato a correre sul serio, con le scarpette ai piedi. Pestare per chilometri terra, erba e asfalto senza una ragione particolare, se non quella di fare qualcosa solo perche' mi fa sentire bene con me stesso. La stanchezza, anche la piu' profonda, scivola via in un attimo.

Venerdi' 3 Agosto 2007 e' una giornata con visibilita' all'orizzonte. Chiara e' in montagna con i bambini ed io sono in ufficio. Ma non per molto ancora. Credo che, se avesse potuto, l'aeroplano mi avrebbe telefonato: "... Beppe, se puoi lascia tutto per oggi, qui e' meraviglioso. Andiamo a trovare i ragazzi in montagna, dai! ..."

zlin savage classic volo in montagna zlin savage classic volo in montagna zlin savage classic volo in montagna

Non ci vuole molto ed eccoci in volo verso la Val d'Ayas. Incontro gli stessi scenari e le stesse prospettive diventate esperienza impagabile con il volo a vela, scivolando sul fianco delle montagne e salutandole con il rispetto e la giusta distanza che occorre saper mantenere. Davide e' in giardino, salta e mi saluta con la mano durante un passaggio, sono attimi che tolgono il fiato, come quando mi chiede se un giorno lo portero' in volo a sfiorare le nuvole con le ali.

Un pensiero mi artiglia, non appena iniziato il rientro. Quella bambina che sognava di volare solo aprendo le braccia potra' forse saltare a bordo ora. Di sicuro lo abbiamo pensato entrambi.

Siamo fortunati ad essere piloti.


Un saluto ad un aeroplano
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Testo inviato su mailing-list hangar@ulm.it (Ottobre 2007)
Beppe Baschieri

Arrivo sul campo nel buio completo, anche il cane preferisce dormire mentre apro il cancello elettrico. Eppure questo immenso silenzio esalta ogni minimo rumore, come quello dei passi mentre raggiungo l'hangar. Il buio non riesce a nascondere il giallo del mio aeroplano, accendo le luci e lo spazio si illumina di luce artificiale.

Rifornimento, controlli, un piccolo rabbocco di olio ed ora fuori mentre il cielo inizia ad illuminarsi. Bene, l'appuntamento con l'alba e' confermato. Un lungo riscaldamento mentre lo strato di densa foschia allenta la sua presa, permettendo un decollo in sicurezza. Manetta avanti con i terminali dell'elica che sbuffano cerchi di condensa, vorrei dilatare questi istanti con il variometro a zero, mentre raggiungo la velocita' di decollo in equilibrio sul carrello biciclo, fino all'attimo in cui la terra libera le ruote e posso entrare ancora una volta nel mondo delle nuvole.

Devo volare quasi 200 km per arrivare dove mi attendono degli amici. Misuro la distanza con il tempo e sono felice di volare piano, per raggiungere terreni mai sorvolati prima e trovare una pista mai vista prima. Atterro, mi fermo, scendo e poso il piede sull'erba. Ancora non c'e' nessuno, ho appena vissuto un mattino perfetto. Trascorrono ore dense di attivita', amicizia, nuovi incontri, prove in volo, battute, commenti e nuovi appuntamenti. E' ora di rientrare. Ancora un'emozione in decollo e via verso casa.

Quando mancano 20 minuti di volo il fiume Ticino e' sotto di me, scendo fino ad accarezzarlo con lo sguardo, confidando nel mio aeroplano e nelle numerose aree atterrabili in emergenza. Distinguo una coppia sulla riva, tra poco passero' non lontano, di fianco. Mi chiedo se ne saranno disturbati e allargo ulterioremente per separarmi ancora un poco. Arrivato alla loro altezza giro la testa per guardarli e nello stesso istante le loro mani si agitano per salutarmi, con energica simpatia.

Quante volte da piccolo ho salutato gli aeroplani che passavano, immaginando il loro pilota e chiedendomi se mi potesse vedere. Ora sono io il pilota e posso essere certo di cio' che ho visto, mentre restituisco il saluto con un rapido battito d'ali.

Siamo fortunati ad essere piloti.


Un Po diverso
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Testo inviato su mailing-list hangar@ulm.it (Luglio 2007)
Beppe Baschieri

Un mattino intero per volare, un'occasione diventata piu' rara in questo periodo e per questo ancora piu' preziosa. Mi sono alzato presto e non sono ancora le otto quando posteggio l'auto sul prato, non trattengo una piccola corsa per aprire l'hangar ed ecco il mio bellissimo aeroplano giallo ... Tra poco volero'.

Dedico quasi un'ora alla preparazione, sono avvolto dai rumori della campagna, un prato rasato di fresco, il sole che si alza, un leggerissimo vento muove senza scuotere la striscia rossa "remove before flight" all'estremita' dell'ala sinistra ... Tra poco volero'.

Ancora non ho incontrato nessuno, ELICA!, una morbida scossa e mi metto in ascolto del motore. Mentre salgono le temperature dal grande portello aperto entra una carezza d'aria che invita i piccolissimi amici alati ad uscire dall'abitacolo, rinunciando al vano tentativo di attraversare il lexan ... Tra poco volero'.

Testata pista, ultimi controlli, manetta in avanti. Il decollo con un cub inizia prima di staccare le ruote, una leggera pressione in avanti sulla cloche per alzare la coda subito, nei primi metri. La velocita' aumenta e si alleggerisce sempre piu' il carico sul carrello principale, trasferito progressivamente sulle ali ... Tra poco volero'.

Non appena le due tundra stentano a mantenere il contatto con la pista cerco un'impercettibile trazione con la barra e provo ad accarezzare per qualche metro i fili d'erba, senza piu' toccare il terreno ... Ora sto volando.

Risalendo il Po, tra Spessa e Mezzana, trimmo a 90 km/h con una tacca di flap, 1000 piedi, il manuale di volo mi permette di aprire il grande portello in volo e di agganciarlo in posizione spalancata sotto l'ala. Ora posso infilare il braccio destro nello stesso flusso d'aria che investe l'aeroplano, la mia mano e' diventata una terza piccola ala e mentre guardo in basso verso il fiume che sto sorvolando lo Zlin Savage scompare. Posso librarmi nell'aria unicamente grazie ad una mano tesa ... Ora sto volando, come nel piu' bello dei sogni, senza pero' risvegliarmi.


Zlin Savage, biglietto di sola andata
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Testo pubblicato su "Terza Pagina" Aviazione Sportiva (Agosto 2005)
Beppe Baschieri

Maggio 2005 - Dietro al vetro della biglietteria nessuno puo' immaginare cosa significhi realmente cio' che sto per chiedere: "... un biglietto sola andata per Brescia, per favore, seconda classe ..."

Oggi portero' a casa il mio aereo, anche se preferisco pensare che sara' lui a riportarmi a casa con le sue grandi ali gialle. La giornata e' perfetta, assenza di vento, grande visibilita' e una leggera copertura che plachera' l'attivita' termica della giornata. Sara' un trasferimento tranquillo. Il piccolo volovelista dentro di me scuote la testa e sorride per simili considerazioni meteorologiche, oggi pero' lui e' felice almeno quanto me di volare su un "piper" giallo.

La giornata scorre veloce, ritmata dagli ultimi voli di passaggio con le simulazioni di piantata motore, progressive, a quota sempre piu' bassa per prendere una prima confidenza con l'efficienza in planata in caso di emergenza.

Sono passate le 17:00, e' ora di partire. Mentre carico il bagaglio sull'aereo e' come se fossi spettatore di questo evento, sognato da anni e immaginato per mesi ora e' diventato reale. Finalmente posso viverlo.

Avrei voluto dilatare questo inafferrabile istante chiamato presente, questo inesistente attimo che separa il nostro passato dal nostro futuro. Ricordo come al rallentatore la mia salita a bordo, le cinture, la cuffia, i controlli, la chiusura ed il blocco del portello ... ELICA!! ...

In testata pista a 3200 giri, giu' primo magnete, ok, giu' secondo magnete, ok, manetta al minimo, una tacca di flap ... rimango in attesa qualche secondo cercando ancora, inutilmente, di afferrare il presente. Ho recitato una preghiera, di gioia, e sento ancora sul palmo della mano la pressione della manetta mentre scorre in avanti, qualche secondo e ci sentiamo leggeri a sfiorare l'erba ... io e il mio aereo giallo voliamo verso casa.

volo volo volo

Un'ora e quindici di volo, campo in vista, finale, full flap ed eccoci di nuovo leggeri sull'erba, mentre l'abbraccio dell'aria ci sostiene per accoglierci di nuovo a terra.

Ancora una volta il presente e' diventato passato quasi senza farsi sfiorare, trasformandosi fulmineo in cio' che e' appena stato. Ogni volta che questo accade ognuno puo' raccogliere, se vuole, ricordi indelebili ed esperienza da ogni momento vissuto. Ho portato a casa tutto cio' che potevo da questo volo, non sempre ci riesco.

Che altro posso chiedere, se non di capire per quale motivo ho meritato di vivere una giornata simile, conclusa con un bacio ad un bimbo di 21 mesi, che restituisce sorridendo una carezza al suo papa' poco prima di addormentarsi.

Prego di non essere in errore per aver scelto di volare.
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Giorgio e Tina: mi avete donato passione e vita
Chiara: sei importante come non puoi immaginare
Giuseppe: mi hai insegnato a volare
Pasquale: senza di te non avrei le mie ali gialle
Luigi: una testa bella dura
Zlin Savage: le mie ali gialle